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Come aprire la partita IVA da personal trainer (e coach sportivo)
Se alleni le persone in modo continuativo e non solo occasionale, in Italia ti serve la partita IVA. La buona notizia: aprirla è semplice, spesso conviene il regime forfettario e i costi di partenza sono bassi. Vale però la regola d’oro: fatti seguire da un commercialista, perché per lo sport ci sono anche regole speciali.
Quando serve davvero la partita IVA
La discriminante non è quanto guadagni, ma come lavori:
- Attività occasionale. Se fai qualche prestazione sporadica e non organizzata, puoi lavorare con prestazione occasionale e ritenuta d’acconto, senza partita IVA. Superati i 5.000€ annui di lavoro occasionale scattano però i contributi INPS.
- Attività abituale e continuativa. Se alleni con regolarità, hai clienti tuoi e ci vivi (o vuoi viverci), l’attività è abituale: qui la partita IVA diventa necessaria.
- Ambito sportivo dilettantistico. Con la riforma dello sport (in vigore dal 2023) è nata la figura del “lavoratore sportivo”: chi collabora con associazioni o società sportive dilettantistiche ha una soglia di compensi sportivi esentasse (i primi 15.000€ annui) e regole dedicate. È una strada diversa dalla partita IVA classica e va valutata caso per caso.
Quale regime scegliere: il forfettario
Per chi inizia, il regime forfettario è quasi sempre la scelta di partenza:
- Soglia: fino a 85.000€ di ricavi annui.
- Imposta agevolata: un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni per le nuove attività che hanno i requisiti.
- Niente IVA in fattura e contabilità molto più leggera rispetto al regime ordinario.
- Tassazione sul reddito, non sull’incassato: nel forfettario paghi le imposte su una percentuale dei ricavi (il “coefficiente di redditività”), che dipende dal codice ATECO. Il commercialista ti dice quale si applica al tuo.
Il codice ATECO del personal trainer
Il codice ATECO identifica la tua attività. Per chi insegna attività fisica e sportiva, con la classificazione ATECO 2025 in uso dal 1° aprile 2025, è 85.51.09, Formazione sportiva e ricreativa n.c.a., che secondo le note esplicative ATECO 2025 dell’ISTAT comprende espressamente l’attività di personal trainer (prima era l’85.51.00 dell’ATECO 2007). In base a come strutturi il lavoro (istruzione, consulenza, benessere) possono esserci codici diversi o aggiuntivi: è uno dei punti su cui conviene farsi consigliare, perché il codice incide sul coefficiente di redditività e quindi sulle tasse.
Contributi INPS
Con la partita IVA da libero professionista senza una cassa dedicata, l’iscrizione è di norma alla gestione separata INPS: si versano contributi calcolati in percentuale sul reddito (indicativamente intorno al 26%). Se invece operi come lavoratore sportivo nel dilettantismo, valgono regole contributive specifiche previste dalla riforma. Anche qui, la parola al commercialista.
I passi in pratica
- 1. Scegli il codice ATECO adatto alla tua attività.
- 2. Apri la partita IVA presentando la richiesta all’Agenzia delle Entrate (l’apertura in sé è gratuita; di solito la fa il commercialista per te).
- 3. Iscriviti all’INPS nella gestione corretta.
- 4. Scegli il regime (di norma forfettario, se hai i requisiti).
- 5. Metti a posto gli obblighi di fatturazione e adempimenti, con l’aiuto del tuo consulente.
In pratica, con un commercialista sei operativo in pochi giorni e con costi contenuti.
Il punto che conta più della burocrazia
Aprire la partita IVA è la cornice, non il quadro. Il vero problema di tanti personal trainer non è fiscale: è che competono sul prezzo e restano sottopagati, con la partita IVA aperta ma pochi clienti e tariffe basse. La leva che cambia il reddito non è il regime fiscale, è il posizionamento: diventare un riferimento per un tipo preciso di persone, così che sia la domanda a cercare te.
È esattamente il tema di quanto guadagna un personal trainer e come guadagnare di più, e il cuore del metodo Moveinside: farti pagare bene per allenarti e crescere, invece di poco per allenare gli altri.
Domande frequenti
Serve la partita IVA per fare il personal trainer?
Sì, se l’attività è abituale e continuativa. Per prestazioni davvero occasionali si può usare la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto, ma oltre i 5.000€ annui di lavoro occasionale scattano i contributi INPS. Nello sport dilettantistico ci sono regole specifiche.
Quanto costa aprire la partita IVA?
L’apertura in sé è gratuita. I costi ricorrenti sono il commercialista e i contributi INPS. Con il regime forfettario la gestione è snella e le spese di partenza restano contenute.
Qual è il codice ATECO del personal trainer?
Con la classificazione ATECO 2025 è l’85.51.09, Formazione sportiva e ricreativa n.c.a., che comprende l’attività di personal trainer; prima era l’85.51.00 dell’ATECO 2007. A seconda di come strutturi l’attività possono esserci codici diversi o aggiuntivi: meglio confermarlo con un commercialista.
Conviene il regime forfettario?
Per chi inizia quasi sempre sì: soglia fino a 85.000€, imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni con i requisiti), niente IVA e contabilità leggera. La valutazione finale dipende dal tuo caso.
Come funziona la partita IVA per il coach sportivo dopo la riforma dello sport?
La riforma ha introdotto la figura del lavoratore sportivo, con una soglia di compensi sportivi esentasse (i primi 15.000€ annui) e regole contributive dedicate per chi collabora con ASD e SSD. È un percorso alternativo alla partita IVA classica e va valutato con un professionista.
Contenuto informativo a cura di Moveinside. Non è una consulenza fiscale o legale: le soglie, le aliquote e gli adempimenti possono cambiare nel tempo e dipendono dalla tua situazione. Per aprire la partita IVA e scegliere regime e codice ATECO, rivolgiti a un commercialista.