Istruttore che corregge il dritto di un adulto su un campo da padel indoor con pareti in vetro

Guida · Formazione Coach Moveinside

Come diventare istruttore di padel

Il padel è cresciuto più in fretta di quanto il mercato del lavoro sia riuscito a starci dietro, e la domanda arriva quasi sempre dallo stesso tipo di persona: gioco bene, sto in campo cinque sere a settimana, tanto vale farne un mestiere. La strada esiste ed è chiara, ma il tesserino è solo il primo dei due problemi da risolvere.

In breve: in Italia l’istruttore di padel si forma dentro la FITP, la Federazione Italiana Tennis e Padel, che rilascia la qualifica di Istruttore di primo livello attraverso il suo Istituto Superiore di Formazione. Al corso si accede per titoli tramite un bando nazionale, il percorso alterna un modulo scientifico online a uno tattico-tecnico in presenza e si chiude con tirocinio ed esame. La qualifica vale due anni e va rinnovata.

Come si diventa istruttore di padel in Italia?

Il padel in Italia non ha una federazione separata: è governato dalla FITP, la Federazione Italiana Tennis e Padel riconosciuta dal CONI, la stessa che governa il tennis. La formazione dei tecnici passa dal suo Istituto Superiore di Formazione “R. Lombardi”, ed è lì che nasce la qualifica che stai cercando.

Per il padel il piano formativo dell’Istituto Superiore di Formazione FITP prevede tre qualifiche in sequenza: Istruttore di primo livello, Istruttore di secondo livello e Maestro nazionale. Si parte sempre dal primo livello, e non si salta: il secondo livello e il Maestro sono gradini successivi, non percorsi alternativi per chi ha fretta.

Attenzione a una differenza che confonde molti: la pagina federale sui livelli di qualifica degli insegnanti descrive nel dettaglio i quattro gradi del tennis (istruttore di primo grado, istruttore di secondo grado, maestro nazionale, tecnico nazionale). Il padel ha una sua scala, con nomi simili ma bandi separati. Se cerchi un corso, cerca esplicitamente il bando di padel, non quello di tennis: sono documenti diversi, con requisiti diversi.

Cosa prevede il corso istruttore di padel FITP di primo livello?

Il corso di primo livello non è un weekend formativo: è un concorso. La federazione pubblica un bando di concorso nazionale per titoli che apre l’ammissione a un pacchetto di corsi distribuiti nelle regioni. Nel bando che abbiamo verificato i corsi attivati erano 18, con sedi in Puglia, Toscana, Sicilia, Lazio, Veneto, Marche, Lombardia, Liguria, Abruzzo, Emilia Romagna, Piemonte, Campania e Sardegna, ognuno con la propria scadenza. I posti per ciascun corso sono 60, di cui 5 riservati a chi arriva da un Affiliato che non ha una Scuola Padel riconosciuta. Chi presenta domanda entra in una graduatoria costruita sui titoli: formazione, migliore classifica FITP conseguita, eventuali qualifiche tecniche già in tasca, partecipazione a convegni e simposi federali.

Il percorso si articola in cinque fasi obbligatorie. Prima un modulo scientifico online, che si chiude con un esame a 30 domande a risposta multipla superabile con 18 su 30. Poi il modulo tattico-tecnico in presenza, che si considera completato solo con tutte le firme sui fogli presenza. Poi il tirocinio, della durata di una settimana, che si svolge presso una scuola di padel riconosciuta dalla FITP nell’ambito di manifestazioni federali oppure presso i Centri Federali Estivi, e che non si può fare nel circolo affiliato di appartenenza. Infine l’esame finale in presenza, con una prova teorica e una prova pratica valutate in trentesimi: serve una somma di almeno 36 su 60, e se la teoria è insufficiente non si accede nemmeno alla pratica. Chi non passa può ripetere solo dopo tre mesi, rifacendo entrambe le prove.

Sul requisito che ferma più candidati vale la pena essere espliciti: per essere ammesso devi avere 18 anni compiuti all’inizio del corso, la licenza di scuola secondaria di primo grado o un titolo equipollente, e una classifica minima FITP. Se non ce l’hai, non sei fuori: puoi sostenere una prova di gioco a pagamento, la cui attestazione è valida per l’anno solare in corso. È il punto in cui molti scoprono che “giocare bene con gli amici” e “avere una classifica” sono due cose diverse.

Voce Dato Fonte
Livelli tecnici del padel Tre qualifiche in sequenza: Istruttore di primo livello, Istruttore di secondo livello, Maestro nazionale FITP
Requisiti di ammissione al primo livello 18 anni compiuti all’inizio del corso, licenza di scuola secondaria di primo grado o titolo equipollente, classifica minima FITP (4^ categoria 4° gruppo maschile e 5° gruppo femminile, oppure 4^ fascia con coefficiente diverso da 0); chi non ha la classifica sostiene una prova di gioco FITP, bando
Quota di iscrizione 800 euro per il corso, versati dopo la comunicazione di ammissione, comprensivi di kit didattico e kit di abbigliamento; 50 euro per la prova di gioco di chi è sprovvisto di classifica; viaggio, vitto e alloggio restano a carico del partecipante FITP, bando
Validità e rinnovo della qualifica Si consegue dopo corso, tirocinio con esito positivo ed esami, vale due anni e comporta l’iscrizione automatica all’albo degli Insegnanti FITP; il rinnovo richiede un corso di aggiornamento con test di valutazione e una relazione sull’attività svolta, attestata dal Presidente dell’Affiliato FITP, bando
Dimensione del mercato 4.982 campi da padel e 2.553 scuole di tennis e padel censite sul territorio italiano, dentro un sistema di 4.096 circoli affiliati alla federazione FITP, report

Dati verificati a settembre 2026. Fonti linkate in tabella. Numero di corsi, sedi, scadenze e quote cambiano a ogni bando: prima di programmare qualsiasi cosa apri il bando in corso sul sito federale, perché le sedi disponibili nella tua regione possono essere poche e distanti.

Cerco lavoro come istruttore di padel: dove si lavora davvero?

Il luogo di lavoro dell’istruttore di padel è il circolo, e su questo il padel è messo meglio di molti altri sport: secondo il report federale su tennis e padel in Italia si contano 4.982 campi da padel e 2.553 scuole di tennis e padel censite, dentro un sistema di 4.096 circoli affiliati. Le strutture ci sono, sono ovunque, e continuano ad aprire.

Nella pratica il lavoro prende tre forme. La prima è la scuola padel del circolo: corsi collettivi per adulti principianti e intermedi, di solito serali, più i corsi giovanili nel pomeriggio. La seconda è la lezione individuale o a coppie, che è la parte più redditizia per ora ma anche la più esposta alle assenze. La terza è tutto ciò che sta intorno: tornei sociali, eventi aziendali, stage, gestione della vita del circolo. Chi lavora bene di solito tiene insieme le tre cose, perché è la sola combinazione che riempie una settimana.

Il canale per trovare i corsi e i circoli è lo stesso: la federazione pubblica sul suo portale corsi l’elenco dei corsi riconosciuti per la stagione, filtrabili per regione e per tipologia. È da lì che si parte, non dagli annunci.

Gruppo di adulti con le racchette in mano a bordo campo ascolta la spiegazione dell'istruttore di padel
Il tesserino ti fa entrare nel circolo. Quello che succede a bordo campo decide se ti richiamano.

Il nodo onesto: perché il tesserino da solo non riempie l’agenda

Questa è la parte che i corsi non ti raccontano. Il padel cresce, i circoli cercano istruttori, e la qualifica di primo livello è un passaporto reale. Ma la maggior parte degli istruttori che conosciamo finisce nello stesso schema: tre o quattro sere a settimana in un unico circolo, dalle 19 alle 23, tariffa oraria decisa dal circolo, e nessuna clientela propria. Se quel circolo cambia gestione, riorganizza la scuola o assume un istruttore con una classifica migliore, il lavoro sparisce con lui.

Ci sono due ragioni strutturali. La prima è che le fasce orarie buone del padel sono poche e tutte concentrate a fine giornata: non puoi vendere il doppio delle ore semplicemente lavorando di più. La seconda è che il primo livello è la porta d’ingresso più affollata: molti ex agonisti la attraversano ogni anno, e se l’unica cosa che ti distingue è la classifica, competi su un terreno dove qualcuno sarà sempre più forte di te.

Non è una strada sbagliata, è una strada che va costruita oltre il tesserino. E se stai leggendo questa guida pensando a un cambio di mestiere completo, mettiti in conto che i primi mesi sono a reddito basso e serale: vale la pena leggere anche cosa dice la normativa sulle soglie dei compensi da lavoro sportivo prima di lasciare un altro impiego.

Saper giocare a padel non è saper insegnare padel

Quasi tutti quelli che cercano questa guida arrivano dal campo: buona classifica, colpi puliti, lettura del gioco. Il salto che nessun bando garantisce è passare dal saper giocare al saper far giocare qualcun altro, e nel padel il divario è più largo che altrove, perché il pubblico vero non sono gli agonisti: sono adulti tra i trenta e i sessanta, spesso sedentari da anni, che arrivano al circolo dopo il lavoro con la paura di sembrare ridicoli e con una spalla o un ginocchio che non perdona.

Con quel pubblico la tecnica conta meno di quanto pensi. Contano il modo in cui spieghi un errore senza umiliare, la capacità di far uscire un gruppo dal campo con la sensazione di essere migliorato, la memoria di chi ha detto cosa la settimana prima. Nella formazione Coach Moveinside lo chiamiamo l’80/20: l’80 per cento del risultato è la persona che diventi come coach, il 20 per cento è la competenza tecnica che in molti casi hai già. Ed è la ragione per cui, in un mercato dove i circoli sono tanti, chi è riconoscibile ha più domanda di quanta ne possa servire, mentre chi è intercambiabile aspetta che lo chiamino.

Il passaggio pratico è smettere di essere “un istruttore del circolo X” e diventare qualcuno che le persone cercano per nome. Su come si costruisce quella riconoscibilità abbiamo scritto una guida a parte su come trovare clienti da libero professionista: i principi valgono uno a uno anche a bordo campo.

Il lavoro sportivo: cosa cambia dopo la qualifica

Ottenuta la qualifica, insegnare padel dietro compenso non è un’attività informale. L’articolo 25 del D.Lgs. 36/2021 definisce lavoratore sportivo l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo per un soggetto affiliato al sistema sportivo. L’istruttore di padel che lavora per un circolo affiliato alla federazione rientra in pieno in questa definizione.

Da qui discendono due cose concrete. La prima è il tesseramento presso l’organismo di riferimento, che rende regolare il rapporto. La seconda è la scelta della forma contrattuale (subordinata, autonoma, collaborazione coordinata e continuativa, prestazione autonoma occasionale), che va fatta guardando come lavori davvero e non l’etichetta più comoda per il circolo. Vale la pena sapere anche che al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche si iscrivono le società e le associazioni sportive, non le singole persone: se un circolo ti chiede di “iscriverti al registro” come istruttore, c’è un equivoco da chiarire.

Questo contenuto ha finalità informativa e non è consulenza fiscale o legale: prima di firmare un accordo con un circolo o di aprire una posizione, verifica con un commercialista o con un consulente del lavoro. Sul piano sanitario il confine è altrettanto netto: un istruttore di padel non è un fisioterapista né un medico dello sport, e per gestire un dolore persistente, un infortunio o un rientro dopo uno stop servono i titoli abilitanti. Il compito dell’istruttore è programmare in sicurezza, riconoscere i segnali che impongono di fermarsi e indirizzare la persona a chi ha la competenza per intervenire.

Domande frequenti

Come si diventa istruttore di padel?

In Italia la formazione passa dalla FITP, la Federazione Italiana Tennis e Padel, che rilascia la qualifica di Istruttore di primo livello attraverso il suo Istituto Superiore di Formazione. Si accede per titoli tramite un bando di concorso nazionale, il percorso alterna un modulo scientifico online a un modulo tattico-tecnico in presenza e si chiude con tirocinio ed esame finale. La qualifica ottenuta vale due anni e va rinnovata.

Quali sono i requisiti per il corso istruttore di padel di primo livello?

Secondo il bando di concorso FITP servono 18 anni compiuti all’inizio del corso, la licenza di scuola secondaria di primo grado o un titolo equipollente e una classifica minima FITP (4^ categoria 4° gruppo per gli uomini e 5° gruppo per le donne, oppure 4^ fascia con coefficiente diverso da 0). Chi non ha la classifica minima può sostenere una prova di gioco a pagamento, la cui attestazione vale per l’anno solare in corso.

Quanto costa il corso istruttore di padel FITP?

Nel bando che abbiamo verificato la quota di iscrizione al corso di primo livello è di 800 euro, da versare dopo aver ricevuto la comunicazione di ammissione, e comprende un kit didattico e un kit di abbigliamento. La prova di gioco per chi è sprovvisto di classifica costa 50 euro. Viaggio, vitto e alloggio durante corso, tirocinio ed esami restano a carico del partecipante.

Quali livelli esistono per l’istruttore di padel?

Il piano formativo dell’Istituto Superiore di Formazione della FITP prevede per il padel tre qualifiche in sequenza: Istruttore di primo livello, Istruttore di secondo livello e Maestro nazionale. Sono percorsi progressivi, con bandi distinti da quelli del tennis, che ha una propria scala di quattro gradi.

Basta la qualifica di istruttore di padel per lavorare a tempo pieno?

Di norma no. La qualifica apre l’accesso ai circoli, ma le ore vendibili si concentrano nella fascia serale e nei corsi collettivi, e molti istruttori restano legati a poche sere in un’unica struttura. Per costruire un’attività stabile serve una clientela propria e una riconoscibilità che il tesserino da solo non dà.

Contenuto informativo, non consulenza fiscale, legale o sanitaria. Requisiti, sedi, quote e scadenze dei corsi cambiano a ogni bando: verifica sempre sulle fonti ufficiali linkate (FITP e Istituto Superiore di Formazione) prima di iscriverti, e rivolgiti a un commercialista o a un consulente del lavoro per l’inquadramento contrattuale.